A+ A A-
  • Categoria: Parrocchia
  • Visite: 1088

San Gottardo

Patrono di Arten - 5 Maggio

Gottardo, vescovo di Hildesheim. Nacque nel 960 a Reichersdorf (Ritenbach) presso Niederaltaich nella diocesi di Passavia (in Bavaria al confine con l'Austria); era figlio di Ratmundo, un vassallo del capitolo di S. Maurizio di Niederaltaich. In questa scuola capitolare studiò le scienze ùmanistiche e teologiche sotto la guida di Uodalgiso.

Saint Gotthard

Trasferitosi nell'arcivescovado di Salisburgo vi dimorò per tre anni, occupandosi di amministrazione ecclesiastica. Compì numerosi viaggi in terre lontane, tra cui l'Italia, e al ritorno proseguì gli studi superiori presso la scuola del duomo di Passavia, dove insegnava il famoso maestro Liutfiido. Successivamente entrò nel capitolo di Niederaltaich, dove fu eletto preposito. Quando il duca Enrico II di Baviera, detto il Litigioso (951-995), decise di trasformare il capitolo in un monastero benedettino, Gottardo, rimase come novizio e si fece monaco nel 990, sotto l'abate Ercanberto, venuto dalla Svevia. Nel 993 fu ordinato sacerdote, poi divenne priore e rettore della scuola monastica promovendone lo sviluppo sia interno che esterno. Nel 996 fu eletto abate e orientò il monastero di Niederaltaich verso l'ideale monastico di Cluny.

Il futuro imperatore Enrico II (1002-24) gli affidò il delicato ufficio di abate e riformatore, prima del monastero di Tegernsee (1001-1002) e poi in quello di Hersfeld (1005). Con forza paziente riuscì a vincere la resistenza dei monaci ostili alla riforma e, dopo il ritorno a Niederaltaich nel 1013, diresse la costruzione del monastero e della chiesa e vi introdusse una scuola di pittura e di scrittura. Egli infatti è considerato il più grande architetto e pedagogo della Baviera nell'alto Medioevo. Dietro richiesta dell'imperatore Enrico II fu nominato vescovo di Hildesheim (vicino ad Hannover) il 30 novembre 1022, consacrato dall'arcivescovo Aribo di Magonza il 2 dicembre.

Diresse con zelo e affetto paterno la diocesi per quindici anni, famose furono le sue conferenze bibliche, fece costruire e consacrò più di trenta chiese. Nonostante la sua età avanzata, difese virilmente i diritti della sua diocesi contro usurpazioni di prelati e di principi. Conclusi i riti della settimana pasquale mori, dopo breve malattia, il 5 maggio 1038. La canonizzazione fu subito promossa dai suoi successori Bertoldo (1119-30) e Bernardo (1130-53). Il secondo ne lesse (1131) a Liegi la Vita dinanzi a Innocenzo II (1130-43), che promise di canonizzarlo durante il successivo concilio. In compagnia di Norberto di Xanten (divenuto poi santo), arcivescovo e metropolita di Magonza, andò al sinodo di Reims, dove il papa, il 29 ottobre 1131, iscrisse Gottardo nell'albo dei santi.

Il 4 maggio 1132 Bernardo procedette alla traslazione del corpo dalla chiesa abbaziale al duomo, dove il 5 maggio fu celebrata la prima festa liturgica del santo.
Le fonti ricordano che in questa circostanza si verificarono cinque miracoli, per cui si determinò subito un afflusso considerevole di pellegrini dai paesi limitrofi. A ciò e alla fervida propaganda dei Cistercensi e dei Benedettini si deve la rapida diffusione del culto tributato al santo vescovo, oltre che nei luoghi d'origine la Bavaria, in tutte le terre di influenza tedesca, nella Svevia, nella Finlandia, nei paesi slavi del Sud della Svizzera.

L'intercessione di San Gottardo fu implorata contro la febbre, la podagra, l'epilessia, contro le malattie dei fanciulli, le doglie del parto e contro la grandine. Sulle principali vie di traffico San Gottardo divenne il patrono preferito dei mercanti, e ciò spiega perché nelle Alpi centrali siano sorte dappertutto chiese e cappelle in suo onore. Una fama del tutto speciale ottenne la cappella e l'ospizio di San Gottardo sull'antico mons Trernulus (o Evelinus o Ursare). Secondo un'antica tradizione ticinese la chiesetta sul valico del San Gottardo fu edificata da Galdino arcivescovo di Milano (1166-76), la prima testimonianza della cappella è del 1230 mentre l'ospizio è documentato nel 1293.

  • Categoria: Parrocchia
  • Visite: 1148

Curati e Parroci


Periodo 1921-1928
  • Costituzione del Beneficio Parrocchiale di Arten
  • Don Florindo Teso - 1° Parroco di Arten

Periodo 1928-1929
  • Don Secondo Spada

Periodo 1929-1936 (Ampliamento Chiesa nel 1932)
  • Don Settimo Levorato

Periodo 1936-1940
  • Don Giuseppe Chinello

Periodo 1940-1946
  • Don Luigi Spadarotto

Periodo 1947-1951
  • Don Mario Zanin

Periodo 1951-1963
  • Don Tarcisio Rosin

Periodo 1963-1984
  • Don Dante Zenato

Periodo 1984-1989
  • Don Danilo Bovo

Periodo 1989-1989
  • Don Olivo Sartori (supplente mesi Novembre e Dicembre)

Periodo 1990-1997
  • Don Aldo Manfrin

Periodo 1997-Oggi
  • Don Arnaldo Visentin
  • Categoria: Parrocchia
  • Visite: 1569

La Chiesa di San Gottardo


Una data certa della costruzione della Chiesa intitolata a San Gottardo, non è reperibile; dai verbali delle visite pastorali del Vescovo di Padova, si riscontra che esisteva una cappella già intitolata a San Gottardo nei primi del 1600, con un solo altare, la cui consacrazione fu fatta verso la fine del 1674 (Cardinale Mons. Gregorio Barbarigo). In questi verbali della Parrocchia di Fonzaso, si legge di una Chiesa rustica in centro Arten, alle pendici del Monte Aurin, ed un' altra Chiesa rustica (consacrata nel 1503) intitolata a San Nicolò, alle pendici del Monte Avena.
Successivamente, come risulta da varia documentazione e riscontri storici, vari interventi di ampliamento ed adattamento alle nuove realtà, modificarono la costruzione. La Chiesa di stile Dorico-Corinzio, con la navata di mq. 150 ed il coro di mq. 30, non è quindi antichissima, infatti fu ricostruita nel periodo 1810-1820 per una popolazione di seicento persone, considerando che in quel periodo gli abitanti di Arten erano circa trecento e sempre nello stesso periodo fu eretto il campanile, con struttura addossata al vecchio impianto.
Negli anni seguenti, verso la fine del 1800, gli abitanti raggiunsero la cifra di quasi duemila e la Chiesa divenne insufficiente alle esigenze della comunità, pertanto si proponeva il problema dell'ampliamento della stessa. Nel frattempo veniva costruita la strada (regia) carrabile principale, che passava per il centro paese e collegava Feltre con Fonzaso, passando proprio in adiacenza al campanile.
Nel 1921, la curazia di Arten, venne elevata a Parrocchia, svincolandola da quella di Fonzaso e dopo pochi anni si commissionò l'ampliamento della Chiesa ed attorno alla fine del 1930 fu eseguita la stesura delle bozze di progetto. Approvazioni ed esecutivi dei progetti dell'ampliamento, a cura degli architetti Padre Gennari dei Minori e prof. Achille Vettorazzo di Preganziol, vennero definitivamente depositati nel luglio del 1931.
Chiesa di San Gottardo La nuova Chiesa ha pianta a forma di croce, con ampliamento verso nord-est, occupando parte della piazza, con spostamento dell'Altare Maggiore nell'ampliamento, con variazione dell'entrata principale nel lato a sud-ovest, modificando l'originario Presbiterio ed il Coro, in un loggiato, laterale alla viabilità principale, direzione Feltre-Fonzaso, infatti del primitivo impianto rimangono visibili solo le murature laterali e parte del fronte principale e la pavimentazione di recente sistemazione. Dalle cronache locali, la cerimonia della posa della prima pietra avvenne il 31 marzo del 1932, con i lavori celermente eseguiti, con pietre cavate dal Monte Avena, tanto che già nel mese di luglio dello stesso anno, l'ampliamento era già completato. Durante i lavori, gli Architetti decidevano una variante in corso d'opera, con l'inserimento della cupola centrale che presto fu eseguita sempre dagli operai locali, sotto la continua guida dei mastri Pietro Dalla Giustina e Virgilio Toigo; verso la fine di ottobre la Chiesa con la cupola era ultimata al grezzo e collaudata.
La Navata della Chiesa Nella primavera del 1933, i lavori vennero ripresi e si terminarono gli intonaci con le cornici tanto all'interno che all'esterno; furono abbattute le vecchie sagrestie e costruite le nuove a fianco del nuovo Presbiterio; fu inserito l'Altare Maggiore, il pavimento del Coro, la balaustra, le cattedre e sistemato il restante della piazza esterna. Nel periodo del 1934 si eseguirono altri lavori di abbellimento esterno come l'atrio che ricorda il vecchio Coro (ora loggiato), l'intonaco delle pareti della vecchia Chiesa a ultimazione del tamponamento eseguito sulle vecchie foronomie, la sistemazione della copertura, la formazione dei cappelli alle porte laterali, con infine una generale imbiancatura sia interna che esterna. Sempre nell'inverno del 1934, venne inserita la vetrata di Cristo Re, sopra l'ingresso della navata principale, quindi venne ultimato il pavimento dell'ampliamento, con posa di piastre in marmo verdello e rosso Asiago, e vennero rivestite le otto colonne di sostegno della cupola, sempre con rosso Asiago, ed a completamento dell'opera fu inserito il Battistero.
Fu anche proposto un progetto di nuova costruzione del campanile, previsto a sud-est della chiesa ampliata, con abbattimento di quello esistente ( attuale ), ma non fu rilasciato benestare dal Regio Governo e dalla Commissione competente. Causa il periodo della guerra ed altri problemi economici, consentirono solamente una tinteggiatura interna della chiesa risalente nell'anno 1955. Da allora ai giorni attuali non furono eseguiti altri interventi degni di menzione.
  • Categoria: Parrocchia
  • Visite: 1499

La Chiesetta di San Nicolò

Presso il cimitero di Arten

La Chiesetta di San Nicolò era nata come un capitello di preghiera, lungo la strada romana Paolina, strada allora principale, che univa il Feltrino al Primiero.
Di questa strada, ne era, assieme alla Chiesetta di Santa Giustina, (strada Pedesalto-Faller) un punto di riferimento per i viandanti.

L’intera valle, era parte integrante dell’ impero del Re Berengario, che donò ai vescovi di Padova la valle del Brenta e i terreni montani, nei quali veniva compreso il capitello di San Nicolò ed i terreni circostanti, assieme ad altre Chiese e Monasteri.
Secondo le fonti storiche, tale cessione derivò dal fatto che il re Berengario, preoccupato di creare alle spalle della pianura veneta una solida difesa contro le invasioni dal nord e non fidandosi dell’aiuto che poteva venire da Feltre , diede in feudo al potente e fedele vescovo di Padova, lo sbocco della valle del Cismon e il canale di Quero. Da quella data alla giuristizione politica si sovrappose quella ecclesiastica con i confini della diocesi di Padova ancora attuali.

Il Capitello fu affidato a dei frati, che si limitavano a servizi religiosi sussidiari e che utilizzavano anche un attiguo fabbricato come stalla e fienile e dormitorio (fabbricato attiguo al cimitero).

Fu abbellito con un portico, sotto il quale i viandanti potevano rifocillarsi con qualche buona vivanda offerta dai frati stessi, frutto del loro raccolto nei terreni circostanti.

Il capitello fu ampliato e destinato a monasteriolo e punto di controllo delle forze laiche della diocesi padovana. In quel periodo fu dotato di torretta campanaria .

Le notizie riportate configurano l’esistenza del Capitello ancora prima del anno settecento.