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Il Castello



Il Castello:

    Ai tempi d'oggi a nessuno verrebbe in mente di costruire un castello come protezione dagli invasori, e tanto meno di farlo ad Arten, piccolo paese ai piedi del monte Aurin.
Se però andiamo ad osservare con maggior attenzione la zona circostante ci accorgeremo come questo paesino sorga nel punto di incontro di importanti vie di comunicazione. Non è quindi difficile capire come mai nell'antichità abbia avuto un ruolo fondamentale nel controllo della vallata Feltrina. Visto anche come “Chiave del Canaletto”, unica via di collegamento con Feltre, e meta di passaggio per i viandanti che uscendo dalla valle di Seren attraversavano il ponte chiamato “Caupo” (“Caput Pontis”, di cui ancor oggi si ricorda il nome) il paese doveva necessariamente essere munito di una fortificazione difensiva.


Un Castello

Ancor oggi il luogo più adatto per edificare un castello sarebbe sicuramente la cima del monte Aurin, e così doveva essere moltissimi anni fa. La conferma di questa ipotesi ci viene data dal gran numero di ritrovamenti fatti fino al XVI secolo; alcune testimonianze ci arrivano dalle “Cronache di Feltre”, dove Giovanni Bellati parla di fondamente romane in cima al monte e di alcune armi in rame. La nascita della fortezza è quindi da attribuire ai romani. Come vuole la storia il nome stesso “Arten” sarebbe stato dato dai costruttori del castello che avrebbe chiamato quel luogo “Ars” (rocca) da cui deriva il nome del nostro paese. Sono dello stesso parere Mons. G. B. Zanetti per quanto detto nelle annotazioni sulla “Vita del B. Bernardino da Feltre” e da alcuni pensieri del Conte Antonio Dal Corno.
Centro della difesa la rocca d'Arten troneggiava quindi sulla cima del monte Aurin, a controllo del “Canaletto”, via ben difesa anche da altri castelli come il Castello del Bugnone, che sorgeva nel punto in cui la valle di Mugnai si getta verso Feltre, fronteggiato da quelli di Facen, di Transvallulla e della Rosa.

I massicci muri del Castello non cedettero neanche alle invasioni barbariche, ma anzi si arricchirono ancor più di gloria e onori.
Ce ne dà conferma i ritrovamenti del Sig. Cav. Luigi Buzzati di Fonzaso che, il 20 gennaio 1875, dissotterrò due bacini e una coppa appartenuti a Re Geilamiro. (descrizione oggetti)
La storia ci insegna che Geilamiro, figlio di Gelarido e pronipote di Genserico, occupò il trono dei Vandali nel 513 d.C. dopo aver Scacciato il legittimo re Hilderico. Fu sconfitto da Belisario, al servizio dell'imperatore romano Giustiniano, nella battaglia di Tricameron il 15 dicembre 534 d.C..
Quello che la storia non ci dice è come alcuni vasellami, portanti il marchio del re Vandalo, siano giunti fino ad Arten. Sicuramnte oggetti così preziosi non potevano essere smarriti per la strada e tantomeno essere trasportati da persone di non nobili origini. Ciò che ci viene da pensare è, quindi, che il signore d'Arten aprtecipò, a fianco di Belisario, alla battaglia finale, e qui, forse per il sui coraggio e il suo valore, meritò di essere ricompensato con una parte del bottino sottratto al re...

L'importanza del Castello raggiunse il suo apice nel VI secolo quando ne cominci&ograve il declino.
Negli anni seguenti la città di Arten, per disposizione di Re Alboino, fu trasferita dalla pianura al colle e smise di considerare il Castello come una parte di essa. Nello stesso periodo ci fu anche la costruzione del Castello di Fonzaso, che sorse nella giurisdizione di quello di Arten. Fonzaso cominciò a rafforzarsi a spese di Arten (che sia da ricondurre a questi tempi la nota ostilità tra “artenat” e “fondasin” ?! n.d.a.). Nonostante questo il paese continuò a svilupparsi, anche grazie alla deviazione, dovuta o per cause naturali o per l'operato dell'uomo, del torrente “Cismone” che deviò alla volta del Brenta.

Carlo Magno

Dopo la sconfitta dei Longobardi, Carlo Magno, vedendo la città di Feltre spopolata e priva dell'antico splendore, decise di ripopolarla con i castellani delle zone circostanti. Inutile dire che questa decisione accentuò ancor più la decadenza del castello di Arten che fu messo alla stregua di una Villa Signorile, una residenza nobiliare abitata solo d'autunno.
A causa del gran numero di castellani, a Feltre vennero edificate un gran numero di torri che contribuirono a ridar gloria alla città. Una di queste,nella “contrada del Paradiso”, era di proprietà della famiglia “Fonzasio” che trasferì in essa tutte le armi presenti nella Rocca di Arten, che rimase completamente priva di difese.

Negli anni di pace che seguirono, il Castello di Arten, rivide finalmente i propri castellani che, come fgià avvenuto in passato, non mancarono di mostrare il proprio valore rispondendo alla chiamata delle crociate.
I primi a partire alla volta di Gerusalemme furono Giovanni ed Onorio D'Arteno, sotto la guida di Giovanni da Vidor, ma molti altri li seguirono con la seconda crociata. Tra questi era presente anche un certo Azzo D'Arteno che, come ricorda Giovanni de Bellati nel “Siloe“, lì vi trovò: “...il sepolcro del proprio antenato Onorio che Giovanni, fratello di lui, gli aveva decorosamente composto innanzi di ripartire.

Nelle guerre interne che devastarono la città di Feltre nel XII e XIV secolo, figurarono anche i castellani d'Arten. A differenza di tutte le altre famiglie che si schierarono o con i Guelfi o con i Ghibellini, i castellani d'Arten cambiarono spesso la casacca, ma nonostante ciò, dimostrarono anche in questa occasione il loro coraggio. Sappiamo infatti che Giovanni da Arten militò nelle schiere dell'Imperatore Federico II, dal quale meritò, grazie al suo valore, privilegi e premi. Onorio da Arten combattè valorosamente contro Ezzelino da Romano nella primavera del 1248. Nella congiura al Vescovo Adalgerio Villalta, poi fallito a causa di un tradimento, c'era un buon numero di persone d'Arten; e molti ancora si preoccuparono di difendere, a Feltre, il Guelfo Prelato.
Tra il XII e il XIII secolo, quindi, il castello subì numerosi assalti portati quasi sempre da parte Guelfa, ma riuscì sempre a respingerli. Come se le invasioni straniere e le controversie politiche non avessero già messo a dura prova le mura della Rocca, ci si misero anche i sentimenti d'amore. La notte del 18 Gennaio 1296, infatti, Onorio D'Arten, pronto a sposarsi il giorno successivo con Giselda, figlia Floro da Foro(?), fu assalito da Pietro Muffone che uscì di sorpresa dal bosco “delle Gazze”. Pietro innamorato da sempre della promessa sposa, aveva già tentato di far breccia nel suo cuore, ma non riuscendovi aveva deciso in fine di ricorrere alle armi. Sconfitto si ritirò e morì, tre giorni dopo, a causa delle ferite riportate nello scontro.

Agli inizi del XV secolo il Castello d'Arten era ormai caduto in rovina.
Le mura ormai sfasciate, portavano i segni di tutte le interminabili battaglie a cui avevano partecipato e che avevano contribuito a rendere grande il nome della Rocca e dei suoi castellani.
Il colpo di grazia venne dato quando, su ordine della Repubblica Serenissima, vennero fatti abbattere tutti i castelli del Feltrino.
Il tempo ddei Castelli era finito.

Il 20 Gennaio 1875 un viaggiatore, presente alla dissotterrazione dei bacini di Re Geilamiro, capendo la gloria, lo splendore e l'importanza avute dalla Fortezza scrisse:

Sonetto

 

Tratto da “I Castelli Feltrini“ di di Antonio Vecellio - 1896



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